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Che ficata, di marmellata!

Tempo fa, durante una specie di gioco di società in cui i partecipanti dovevano rappresentarsi con un frutto, io non ho avuto dubbi: sono il fico d’india.

È un frutto che non si fa apprezzare facilmente, bisogna andare oltre le apparenze, oltre le spine e la buccia; richiede una maestria nel mondarlo che non tutti possiedono o che non tutti ritengono utile da impegnare.

La polpa, anche se dolcissima e dai colori intensi, è piena di semini, quasi a non volerti mai dare un totale appagamento.

Inoltre soffre dei luoghi comuni dell’iconografia siciliana: è sempre accompagnato da coppole, lupare, scacciapensieri e botte di minchia…

Perciò ci sono affezionato e quando posso lo propongo in tutti i modi, come ho fatto nell’ultima Maratona del Risotto, combinando il riso con pecorino siciliano e marmellata di fichi d’india, per l’appunto.

Mi aspettavo che piacesse ma non che venisse decretato il campione, come di fatto è successo.

Per quanto riguarda la ricetta, ti devi dotare come sempre di un ottimo riso carnaroli, di un buon pecorino siciliano stagionato (noi ce lo facciamo arrivare direttamente da Marsala) e poi ti tocca fare la marmellata; per questa puoi cercare una ricetta con tanto di tutorial sul web, come abbiamo fatto noi.

Ti spiego solo la cosa più impegnativa e intrigante allo stesso tempo da fare: la mondatura dei fichi d’india.

Se vuoi cimentarti, non preoccuparti delle spine; a meno che i suddetti non li raccolga tu direttamente in Sicilia dalle pale, arrivano sul mercato già quasi despinati (ho scoperto ora l’esistenza di questo termine).

È  una buona occasione per imparare una cosa nuova e spacciarsi per temerari davanti a propri ospiti, facendo un figurone.

Prendi un fico d’india, digli che l’ami, scrivigli canzoni d’amore… Spetta un attimo, mi sono lasciato prendere dal ricordo di una bella canzone degli anni ’80. Ricominciamo daccapo.

Prendi un fico d’india, tienilo fermo con due dita (indice e pollice) su un piano e taglia le due estremità, poi incidi la pancia verticalmente e dilata l’incisione, sempre con l’indice e il pollice ma questa volta di tutte e due le mani, finchè non si apre tutto, come se fiorisse dal suo bocciolo.

I primi frutti che sbucci te li puoi mangiare, uno per colore diverso, così scoprirai che il più dolce non è quello del colore che ti aspetti.

Ti consiglio di comprare i bastardoni (bastarduni), che, al di là del nome che potrebbe ingannare, sono una garanzia di bontà.

Anche in questo caso, abbiamo la prova che non bisogna mai limitarsi alle apparenze, alle etichette e ai luoghi comuni.

  1. Franco says:

    Caro Sig.Collodoro, purtroppo sono arrivato tardi per la maratona e ho dovuto quindi prenotare
    alla MEZZALUNA.
    Ottima la pasta alla “Pecorara” !
    Bravi come sempre.
    Franco

  2. Luigi says:

    …e poi ci sono le pesche senza pelo e non solo quelle, anche se il ginecologo lo sconsiglia. Forse per coloro che hanno mosso le critiche sulla presenza di semi d’uva nel risotto, solo recentemente nei supermercati è comparsa l’uva senza semi. Lasciami indovinare l’età di queste Persone, 40/50enni? Evito ogni commento.
    Complimenti ancora per i due abbinamenti, il più votato e l’altro.
    È bello quanto ti ha scritto il Sig. Franco, in ritardo per la prenotazione per la maratona, ha ripiegato con soddisfazione su Mezzaluna.
    Bravi Voi, bravo e gentile il Sig. Franco.
    La cosa più bella rimane il Vostro Anniversario di nozze💐. Gli auguri più affettuosi, un bel traguardo, importante. Chissà che gioia anche per i Vostri Ragazzi ed i Vostri Genitori.
    Buona vita, Vi abbraccio , luigi

  3. emanuela says:

    Caro Renato,
    confesso che quando faccio la spesa impiego un sacco di tempo a cercare e selezionare i prodotti “senza” (e non solo x gli alimentari): senza glutine, senza lattosio, senza conservanti, senza coloranti, senza parabeni, senza fluoro senza….qualche volta dico ridendo ai miei che il piatto preparato è un piatto “senza”.
    Il guaio è che spesso confondiamo questa ricerca di “senza” degli ingredienti estranei a quelli naturali – aggiunti per prolungarne la conservazione, renderne più accattivante l’aspetto, ecc… – con la pretesa di eliminare quello che invece in natura è essenziale, come il seme, (se ci pensiamo lo è in tutte le sue accezioni…vegetali, animali, umane)
    Magari ti dà fastidio che ti si incastri tra i denti, ma i denti li puoi sempre lavare mentre senza seme…non c’è futuro.
    Da ragazzini, anche se non era elegante, facevamo a gara a chi riusciva a “spedire” più lontano i semini dell’uva, o i noccioli delle ciliegie, delle olive, quindi trasformavamo in gioco quello che oggi è percepito solo come ingombro…potenza della fantasia!…e sicuramente ci vuole anche fantasia per trasformare l’ingombro dei semini/croste tuoi e di Daniela in 30 anni di matrimonio! Quindi complimenti, congratulazioni, auguri! ed un abbraccio.
    emanuela

  4. pasquale di noia says:

    Renato,
    in materia di “SENZA QUALCOSA” ti racconto di un dialogo che l’ho vissuta in un banco di gastronomia al supermercato tra cliente e gastronomo:
    (C) “Che differenza c’è tra le due mortadelle ?
    (G) “Una è con i pistacchi e l’altra senza, ma ha il pepe.
    (C) “Allora prendo due etti di quella senza pistacchi ma anche SENZA PEPE, me lo può togliere vero ?

    Un caro saluto

  5. Anna says:

    Credo difar parte di quelle persone che cercano un “SENZA” ma solo solo in una occasione e xchè sono allergica all’avena e devo controllare che i prodotti che acquisto non la contengano, per il resto mi piace tutto semi compresi
    Un saluto Anna (novecento)

  6. maria eugenia baratelli says:

    grazie del suggerimento per la marmellata. Il risotto pecorino e fichi era fantastico.
    Per quanto riguarda i “senza” non voglio commentare i gusti degli altri: a me piacciono tanti cibi “con” e la varietà dei tuoi risotti è sempre intrigante. un caro saluto. Ginny

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